Cinquanta immagini della Sicilia nel cuore della Cina

October 21, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: Estero, Lazio 

La mostra fotografica del catanese Paolo Barone tocca le tappe del tour asiatico. “La Sicilia in 50 immagini”: cinquanta fotografie riprodotte su tela; cinquanta tappe di un viaggio intorno e dentro l’Isola alla scoperta della sua vera identità, del suo animo e della sua magia; cinquanta copertine per altrettanti intimi capitoli che raccontano le emozioni e le atmosfere di questa terra.
Una mostra, quella del fotografo catanese Paolo Barone, che – dopo l’esposizione a settembre a San Paolo del Brasile – attraversa i continenti per approdare stavolta nel cuore dell’Asia: nella Repubblica popolare cinese. Sabato 9 ottobre la personale è stata infatti inaugurata a Pechino, nel salone dell’Istituto Italiano di Cultura, alla presenza dell’autore, della direttrice dell’Istituto Barbara Alighiero, del Console d’Italia Livio Spadavecchia, dell’Ambasciatore Cheng Wendong, già a capo dell’Ambasciata cinese a Roma, e di numerosi giornalisti, fotografi, scrittori, galleristi e cultori. Qui resterà aperta fino a sabato 30 ottobre, per poi spostarsi in altre due tra le più importanti municipalità cinesi: Tianjin, a novembre, e Chongqing, a dicembre.

Prima l’Etna, baricentro della spettacolarità siciliana. Poi la natura, ora irruenta e minacciosa, ora dolce e festosa. Il mare con le spiagge, le saline e la pesca. La campagna nelle sue infinite forme e colori. Il mito e la storia secolare delle dominazioni straniere. I merletti barocchi nelle armonie degli stucchi. La musica come messaggio universale. Infine i sapori, il pane, la pasta, i frutti della terra.
Barone compie e fa compiere un viaggio attraverso istantanee che non si lasciano semplicemente guardare e ammirare, piuttosto catapultano l’osservatore in una realtà a lui sconosciuta dalla quale viene immediatamente rapito. I paesaggi e gli oggetti immortalati non rimangono statici alla vista, ma prendono vita nell’occhio di chi guarda. Si diventa allora spettatori, avvertendo l’impalpabile sensazione di essere dentro la foto, di vivere il suo paesaggio, di percepire le emozioni che esso suscita.
Scatti dunque, che racchiudono l’inestimabile patrimonio siciliano, fatto di tradizioni popolari, di arte architettonica e di cultura mediterranea. Connotate da un forte contrasto di luci e ombre, nonché dalla vivacità del colore, caratteristica peculiare e imprescindibile della Sicilia, le immagini del maestro catanese suscitano un incredibile impatto emozionale, favorito da una straordinaria rappresentazione dei volumi e delle profondità, oltre che dalla bellezza e dalla spettacolarità dei luoghi.

«È stata un’avventura compiuta con il solo ausilio del mio obiettivo – dichiara l’autore – e credo che questo sia la dimostrazione che con un minimo di risorse, con un’iniziativa realizzata in economia, sia possibile perseguire un grande risultato. Basta crederci fino in fondo e, soprattutto, amare la Sicilia».

Oltre al patrocinio della Regione Siciliana e delle Province regionali di Catania e Caltanissetta, in quest’ultima tappa si è aggiunto il sostegno della Società Aeroporto Catania (Sac) che ha accolto con interesse questo progetto, riconoscendogli grande valore e attrazione.

CHI È PAOLO BARONE
Paolo Barone, 59 anni, catanese, destinato alla fotografia: abbandonati, quasi alla fine, gli studi in Medicina, quasi trent’anni fa, passa dalla pittura su tela alla magia della pellicola, che “riempie” con la sua fedelissima Canon con corredo di obiettivi Leitz, senza quelli che definisce «inutili automatismi».
Fotografo pubblicitario, per esigenze professionali, ha arricchito i prodotti da immortalare con luci, presenze, ombre che richiamavano le composizioni pittoriche fiamminghe.
Vanta innumerevoli presenze su riviste nazionali ed estere, svariati lavori editoriali e mostre internazionali (in Uruguay, Germania, Inghilterra e Brasile).

Mostra: Lucca e L’Europa

October 14, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: Toscana 

Si è inaugurata sabato 25 settembre alle ore 17.30 presso la sede della Fondazione Ragghianti a Lucca l’esposizione Lucca e l’Europa. Un’idea di Medioevo (V-XI secolo).
La mostra, organizzata in occasione delle celebrazioni per il centenario dalla nascita di Carlo Ludovico Ragghianti, è stata progettata da un Comitato Scientifico costituito da: Clara Baracchini, Carlo Bertelli, Antonino Caleca, Maria Teresa Filieri, Marco Collareta e Gigetta Dalli Regoli.

Un’ attenta selezione di oltre cento opere prodotte dal V all’XI secolo, allestite in undici sezioni, esplora la produzione artistica lucchese attraverso puntuali riferimenti al contesto europeo. Un interessante percorso espositivo dove l’opera d’arte, come Ragghianti ci ha insegnato, è valutata in relazione dinamica con i fenomeni circostanti secondo un metodo che prende in esame i materiali senza giudizi preconfezionati. La rassegna si avvale anche di recenti studi sulle tipologie decorative e sul loro retroterra intellettuale e culturale.

Lucca e l’Europa. Un’idea di Medioevo. V-XI secolo apre il suo percorso espositivo con una meditata, quanto significativa, selezione di antiche monete. I reperti numismatici si configurano fra quei privilegiati indici dello sviluppo artistico dai quali si evince il passaggio dall’estetica naturalistica all’indirizzo astratto prevalente in età medievale. Questo storico passaggio è ben visibile nel Decanummo di Atalarico, conservato a Firenze al museo del Bargello, nel denaro argenteo per Carlo Magno e nel denaro argenteo per Ottone II, entrambi custoditi presso il Museo di Villa Guinigi a Lucca.

Il percorso prosegue con la sezione dei preziosi manufatti in avorio, materiale pregiato e raro destinato alle più raffinate produzioni nell’arte tardo-antica, fra cui spiccano la pisside in avorio proveniente dal Museo Civico di Livorno, il Dittico del 480 commissionato dal console Basilio e il Dittico consolare di Aerobindo del VI secolo. Da questi importanti capolavori si coglie con chiarezza la nuova e diversa dimensione creativa dell’arte tardo-antica, sotto la cui spinta tramonta l’estetica classica.

L’affermarsi della decorazione “astratta” con il simbolismo che talvolta le è connesso, trova piena affermazione nell’oreficeria, dagli ornamenti dell’abito civile alle decorazioni delle armi. Di questa produzione, riservata alle classi dominanti, si presentano a Lucca notevoli ed emblematici esempi del VII secolo quali, il frontale di elmo che reca inciso il nome del re longobardo Agilulfo del Museo del Bargello di Firenze, la fibula a disco proveniente dal Museo Archeologico di Parma e quella a staffa conservata presso il Museo di Villa Guinigi a Lucca.

La sezione successiva presenta una straordinaria raccolta di sculture in pietra: colonne, pilastrini, capitelli, architravi, transenne e timpani che, nell’insieme, documentano lo sviluppo della decorazione architettonica dal VII al X secolo entro il suo contesto intellettuale e culturale. Raffinati esempi ne sono la lastra con croce di Aquilea (Lucca), il pilastrino proveniente dal Museo Statale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo e le lastre dell’antica cattedrale di Torino.

Nel periodo altomedievale il culto per le reliquie dei Santi si colloca con forza negli usi del popolo cristiano e la devozione che ne deriva avvia una produzione specifica di preziosi reliquiari sia monumentali che mobili. Significativi esempi di questa produzione artistica sono il reliquiario di Cividale, la cassetta-reliquiario della cattedrale di Sarzana e quelli a croce di Vigevano e Volterra.

La mostra affronta anche il ruolo capitale che l’arte del libro occupa nella cultura del periodo. Oltre ad un testimone d’eccezione, il celeberrimo manoscritto 490 della Biblioteca Capitolare di Lucca, che reca la data 787, sono esposti codici e fogli sciolti di produzione altomedievale tra cui particolarmente rari e significativi l’evangelario della Biblioteca Capitolare di Perugia, il foglio di produzione insulare (irlandese o britannico) con Cristo fra gli Apostoli della Biblioteca Nazionale di Torino, l’ornatissimo omeliario dell’abbazia di Montecassino e l’insigne manoscritto Amiatino 3 della Biblioteca Laurenziana di Firenze. Nello spirito della mostra, anche in questo caso gli apparati decorativi dei codici sono suggestivamente confrontati con importanti manufatti di altre tipologie, quali il cosiddetto “cavallino” da Corteolona dei Musei Civici di Pavia, il dittico di Rambona dei Musei Vaticani e il marmoreo rilievo con Arcangelo di Capua.

La “rinascita” carolingia, avviata nel mondo del libro con l’introduzione della minuscola carolina, nel giro di una generazione arriva a coinvolgere tutte le “arti diverse”, qui testimoniate da capolavori assoluti quali il capitello di Malles e la Madonna di Brescia, in stucco, e il Santo ad affresco e la testina in avorio da San Vincenzo al Volturno.

Un’intera sezione è dedicata poi ad una raffinata selezione di preziosi tessuti serici di provenienza orientale, quali l’eccezionale se pur poco noto telo di Ascoli Piceno e due più famosi frammenti del Museo Vaticano e del Bargello. Il tema degli animali affrontati, tipico di questi tessuti, viene ripreso nella scultura in pietra coeva: ne sono esempi in mostra le formelle del Museo Barracco di Roma, le lastre del Museo Provinciale Campano di Capua e del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.
Questo motivo svolge un ruolo importante nello sviluppo del capitello medievale, di cui la mostra testimonia i momenti cruciali con esempi significativi che vanno dall’enigmatico e affascinante capitello di Gello, oggi a Villa Guinigi, fini a quello ormai pienamente romanico di Pavia.

Il fascino dell’Oriente, così importante per gli uomini del medioevo, non è testimoniato in mostra solo dai tessuti ma anche da altre tipologie di oggetti che dimostrano l’eccellenza artistica di Bisanzio e dell’Islam: è il caso dello splendido Falco in bronzo, sicuramente fra i più notevoli metalli islamici che ci siano pervenuti (affiancato dal suo travestimento in foggia di gallo realizzato quando l’oggetto fu utilizzato come banderuola sulla chiesa di San Frediano di Lucca), nonché dei bacini ceramici che ornavano le chiese romaniche lucchesi e pisane.

La mostra si conclude con testimonianze artistiche appartenenti agli anni di passaggio tra XI e XII secolo: codici, sculture e monete che alludono in forma sintetica alla nascita della civiltà comunale lucchese. Un rarissimo bronzo raffigurante un leone con volto umano ci proietta poi idealmente verso la realizzazione di una seconda mostra, che illustrerà lo svolgimento dell’arte lucchese nei secoli centrali del Romanico (XII- XIII secolo).

Il percorso espositivo prosegue idealmente nella quattrocentesca Villa Guinigi sede del Museo Nazionale a pochi metri della Fondazione Ragghianti. La Villa ospita infatti una ricchissima collezione di reperti valorizzata da un recente nuovo allestimento che ha coinvolto tutta la sezione medievale del museo.

La pittura napoletana dell’Ottocento tra innovazione e internazionalità

October 14, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: Lombardia 

“I Napoletani sono gli artisti più moderni del nostro tempo, sono forse i soli, interamente originali”. Con queste parole il critico Luigi Chirtani riconosceva già nel 1880 l’audacia rivoluzionaria della pittura napoletana e il suo primato nel contesto sia nazionale che straniero. Una vicenda intensa che, dopo la stagione del paesaggismo “romantico” spinse a Napoli a tentare vie più idonee alla formulazione di un linguaggio comune, unitario e “nazionale”. Un linguaggio capace soprattutto di esprimere e tradurre in immagine, con immediatezza e forte senso d’attualità, nuove ansie di libertà del fare artistico e nuovi bisogni di verità e concretezza nell’esprimersi e comunicare.

Le tappe fondamentali di questa grande stagione dell’arte italiana, che vide artisti “napoletani” (abruzzesi e pugliesi, calabresi, campani e siciliani) concorrere con toscani e lombardi, piemontesi e veneti alla maturazione e allo sviluppo di una pittura del “vero”, sono ripercorse nella bella mostra La pittura napoletana dell’Ottocento tra innovazione e internazionalità organizzata dalla galleria Bottegantica, a cura del suo direttore, Enzo Savoia, che avrà luogo nella sede di Milano di via Manzoni 45 dal 23 ottobre al 23 dicembre 2010, e allestita in anteprima in occasione della Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma dal 1 al 10 ottobre.

Attraverso una selezione di una trentina di opere di alta qualità, la mostra ricostruisce le vicende dei protagonisti del “realismo” napoletano: da Filippo Palizzi, che si dedicò con instancabile amore ai soggetti di una realtà rustica e umile, resa con felice immediatezza per mezzo di una pennellata rapida e sapiente; ai pittori della “Scuola di Resina”, Federico Rossano e Giuseppe De Nittis in primis, radunatisi nei primi anni Sessanta a Portici per tentare un’esperienza comune di pittura di paesaggio, con il dichiarato scopo di recuperare, su basi di rigoroso rispetto del vero, i valori della veduta nella sua essenza quotidiana, opponendosi sia alla retorica del Romanticismo di Domenico Morelli, sia al micrografico verismo di Filippo Palizzi.

Oltre a sottolineare gli aspetti “innovativi” della pittura napoletana, la rassegna dedica particolare importanza anche alla sua dimensione internazionale, e in particolare a quel filo diretto che legò Napoli a Parigi, grazie alla presenza cospicua dei mercanti francesi di passaggio per la città, che misero sotto contratto molti artisti, invitandoli a soggiornare per lunghi periodi nella capitale francese. Proprio la modernità dello spettacolo offerto da Parigi è la chiave di lettura di molte opere di Giuseppe De Nittis, Federico Rossano, Edoardo Tofano, Francesco “Lord” Mancini, Pietro Scoppetta e Ulisse Caputo che celebrano il ritmo veloce della vita nelle piazze e nei nuovi Boulevards di Haussmann, le corse ippiche a Longchamp, ma anche la bellezza sofisticata – tanto mondana e contemporanea, quanto ideale e immaginaria – delle parigine, protagoniste degli anni ruggenti della Belle Epoque.

A Parigi vissero la loro bohème artistica anche Antonio Mancini e Francesco Paolo Michetti, fautori, una volta fatto ritorno in Italia, di una pittura personalissima, ricca di colore e di effetti luminosi, capace di coniugare le predilette tematiche regionali a un gusto internazionale più elegante e ricercato, molto apprezzata dai collezionisti francesi, come pure da quelli inglesi e americani.

Una sezione della mostra è dedicata pure alla raffinata produzione veneziana di Vincenzo Caprile, che, al pari di Rubens Santoro, seppe trasmettere la sua totale ammirazione per la città lagunare, per i suoi monumenti, per i suoi canali d’acqua, in una serie di vedute caratterizzate da sofisticati effetti atmosferici e da una condotta pittorica impeccabile.

L’esposizione si conclude con un gruppo cospicuo di dipinti di coloro che furono gli indiscussi cantori della terra e del mare partenopeo: Vincenzo Migliaro, Giuseppe Casciaro, Attilio Pratella e Vincenzo Irolli, che con la loro opera traghettarono la pittura napoletana verso il Novecento.

Tra le opere più rappresentative presenti in mostra, si ricordano: la scenografica Passeggiata davanti Palazzo Ducale di Vincenzo Caprile, datata 1905, in cui tutta l’atmosfera vibra del chiarore soffuso del cielo riflesso dalle acque della laguna veneziana; Alla toeletta, incantevole tela di Ulisse Caputo, che condensa con maestria l’acuta osservazione dell’intimità muliebre con lo studio sottile degli effetti luminosi; nel segno della pittura sfavillante di Mariano Fortuny sono invece le Sirene moderne, seducente capolavoro di Edoardo Dalbono, datato 1874, dal piacevole soggetto e dall’ampio taglio paesaggistico, risolto con una pittura luminosa, ancora in parte debitrice del verismo maturato a Resina; l’enigmatico, quanto elegante Prima del ballo di Giuseppe De Nittis, selezionato per la grande mostra dedicata al pittore di Barletta che si terrà entro fine anno al Petit Palais di Parigi; l’incantevole Bevo la birra di Antonio Mancini, eseguita nel 1888 e documentata in passato nelle prestigiosi collezioni Tessitore, De Angeli, Tesorone, Casciaro e Coppa; la mondana Caccia alla volpe di Francesco “Lord” Mancini; Al mare, luminosa tela eseguita nel 1875 da un giovane, ma professionalmente maturo Federico Rossano, dove già sono portati a felice compimento gli insegnamenti appresi alla “Scuola di Resina”; per concludere, infine, con il toccante L’innamorato timido di Francesco Paolo Michetti, straordinario scrutatore di orizzonti remotissimi, capace di far convivere l’Abruzzo e l’Oriente bizantino, le presunte tradizioni popolari con l’altrettanto presunto ieratismo assoluto.

Breve scheda tecnica:
Titolo: La pittura napoletana dell’Ottocento tra innovazione e internazionalità
Curatore: Enzo Savoia
Sedi e periodo espositivo: Milano, Galleria Bottegantica, 23 ottobre-23 dicembre 2010
Informazioni: Tel .: 02 62695489; 051 331388
Orario: martedì – sabato 10.00-13.00; 15.00-19.00

sito web: www.bottegantica.com

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